Da oltre cinquant’anni i fiori di Bach hanno conquistato un posto di rilievo nelle cure energetiche per la persona, per il benessere emotivo. Quando può essere utile usare i fiori di Bach? Secondo la filosofia del dott. Bach, la malattia è un chiaro messaggio, che si presenta quando una disarmonia tra mente, corpo e anima ci porta a sperimentare emozioni negative quali: paure, angosce, svogliatezza, stanchezza. I fiori di Bach riportano la chiarezza e aiutano la consapevolezza. Le essenze floreali sono valide per tutti: bambini, adulti, animali, piante. La floriterapia si integra con tutte le altre terapie (psicologia, counseling, costellazioni familiari) per aiutare a sciogliere i blocchi emotivi che ostacolano la guarigione. L’ esperienza con i Fiori di Bach vi aiuterà a scoprire le vie per accedere alle vostre risorse d’ ispirazione creativa più profonde e ad aprire delle strade per il completo potenziale di autoespressione.

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E’ un viaggio di autoconoscenza: combinando il lavoro corporeo, delle visualizzazioni guidate, delle tecniche di rilassamento, del lavoro con i sogni, potrete aprire e liberare dimensioni sconosciute del vostro essere ed accedere a grandi fonti d’ ispirazione creativa, orientamento, guarigione e piena autoeapressione. Alcuni rimedi floreali sono “tipologici”, si applicano cioè alla costituzione e allo specifico temperamento della persona.

Altri invece si prescrivono in situazioni di disagio provvisorio, vengono chiamati “complementari”, e si scelgono a seconda delle variazioni dell’umore e delle emozioni di un determinato momento della propria vita. Occorre quindi essere attenti alla elasticità degli stati d’animo che possono cambiare frequentemente, e imparare a scavare con delicatezza tra le pieghe dei propri sentimenti.

L’autoterapia è indicata: (nel caso si abbia piena conoscenza del repertorio floreale) per l’armonizzazione di situazioni di crisi acute, e per offrire sostegno spirituale al trattamento medico di malattie fisiche.  E sconsigliata invece nei casi di problemi spirituali cronici, per i quali manca il necessario distacco, e anche per il trattamento diretto di malattie fisiche a mo’ di Fiori Transpersonali.  I disturbi psichici gravi, o i “difetti della personalità” che risalgono molto dietro nel tempo, sfuggono per lo più alla nostra coscienza, perché consistono in blocchi spirituali a livello dell’inconscio, entrano in gioco una serie di cause intrecciate fra loro, che spesso ostacolano la percezione di sé.

Tali schemi di comportamento negativi cronici, che sovente s’istaurano nell’infanzia, vanno riportati a livello di coscienza poco alla volta, e si possono risolvere solo con una guida esperta. Così, se lo stato spirituale cambia, cioè migliora o peggiora, il terapeuta potrà rendersene conto, e modificare di conseguenza la combinazione floreale.

Bisogna quindi evitare di cadere nella tentazione di automedicarsi quando non si è pienamente consapevoli di sé; la scelta errata dei rimedi floreali può condurre a risultati deludenti e quindi a giudizi errati e ingiusti sulla terapia stessa. Ricordiamo per ultimo che chi mente a se stesso, in un certo senso nega la guarigione e cronicizza così le proprie tendenze caratteriali negative.  La diagnostica dunque, poiché i rimedi di Bach si rivolgono agli stadi mentali, è piuttosto fine, richiede colloqui di oltre un’ora da parte del terapeuta che, su basi medico-cliniche e del colloquio di taglio psicologico, armato di esperienza, tecnica al dialogo, sensibilità, intuizione, empatia, capacità di osservazione, distacco critico, apertura ed abilità tecnica nell’andare oltre le parole, oltre che di vocazione di servizio e predisposizione empatica, guiderà il paziente a conoscersi in modo autentico, a rendere più consapevoli i suoi difetti, a ricercare ciò che crea disagi e tensioni nella sua vita intima, e nel comportamento verso i propri simili e verso se stesso.

L’esperto, operando con tutta la dedizione possibile, offrirà al paziente un’atmosfera di assoluta fiducia e lo coinvolgerà nel processo diagnostico, aiutandolo ad interpretare istinti e pensieri, individuando le emozioni e le condizioni mentali negative che stanno a monte dei disturbi organici e che aprono la porta all’infermità, aiutandolo a riconoscere il suo stato disarmonico, o la sua malattia come parte legittima della personalità, a capirne il significato e ad assumersene interiormente la responsabilità, tutto ciò senza condannarlo né giudicarlo, ma in una posizione di assoluta apertura e accoglimento.

Di solito è auspicabile che anche coloro che si sottopongono al trattamento acquistino familiarità con i concetti dei fiori che sono stati loro prescritti, perché questo contribuisce al processo di autocoscienza e quindi all’autoguarigione.

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Edward Bach, nato a Moseley, oggi piccolo sobborgo di Birmingham, nelle West Midlands dell’Inghilterra, crebbe nelle campagne del Galles, la terra della sua famiglia; manifestò sin da bambino una forte sensibilità per ogni forma di vita, che sarà determinante per la formazione e le scelte fatte da adulto.

A sei anni prese la decisione di fare il medico. Si laureò, in medicina, nel 1912 allo University College di Londra.

Appena laureato, Bach fece molta pratica ospedaliera, che all’inizio sembrava entusiasmarlo e interessarlo. Tuttavia si distaccò presto dai colleghi che egli giudicava concentrarsi più sulla malattia che sulla personalità generale del paziente, mentre lui aveva un approccio meno meccanicistico.

Bach lavora sul “mentale”, cioè sul tipo di personalità dei pazienti, notando che ad ognuno dei sette ceppi batterici corrispondono delle note caratteriali predominanti. Quando è certo che ai sette gruppi batterici corrispondono altrettante personalità specifiche, egli afferma di aver dimostrato la fondatezza delle proprie convinzioni, cioè che curando i pazienti a seconda delle loro tipologie caratteriali si otterrebbero risultati al di là di ogni aspettativa.

Tra il 1928 ed il 1930, Bach scopre i primi tre fiori: Impatiens, Mimulus, Clematis.

Nel giro di poco tempo decide di lasciare Londra per dedicarsi completamente a questa nuova scoperta che significò rinunciare ad uno studio già ben avviato, alla fama e alla sicurezza del denaro (da quel momento non volle più esser pagato per i suoi consigli e le sue prestazioni e visse esclusivamente delle donazioni che gli venivan fatte) spinto solo dalla sicurezza che la strada intrapresa era giusta e valida.

Sapeva che non voleva sostanze tossiche e piante velenose e che il rimedio, nella sua preparazione, non doveva esser troppo artefatto.

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